mercoledì 24 agosto 2011

Emozioni e caos



La mia amica ha nove figli. Non è fantasia: è realtà. Quasi una generazione tra la prima e il piccolino di otto mesi. La mia amica abita nella bellissima Sardegna, ma ama l’accento toscano. Le sue radici sono qui, e le radici ti attirano e ti tirano con una forza sconfinata e misteriosa. La mia amica è stata due mesi in vacanza a Civitavecchia, mare schifoso rispetto a quello che ha vicino a casa, ma ha incontrato tante persone care.
A Civitavecchia, coi più piccoli appresso, ma neanche tanto attaccati alla gonna perché la mia amica l’ho quasi sempre vista in pantaloni, trova tante persone belle, ogni due passi si fermava a salutare qualcuno. Scambi di parole, e di frammenti di vita di quel che è successo rispetto allo scorso anno, perché la mia amica viene qui ogni anno. E di solito porta una pancia o un figlio in più. Da quindici anni.
Ha comprato un giocattolo, un elicottero a Giovanni, mentre Pietro era attaccato al seno che ciucciava e la guardava. È rimasta delusa quando quell’elicottero è volato via, perduto chissà dove, e Giovanni si è disperato. E Pietro ciucciava ancora. Francesco che aiuta la signora del forno a fare gli scontrini, mentre la mia amica compra la pizza bianca per gli otto bimbi: per Pietro ancora no, lui ciuccia il suo latte. E la mia amica beve dei cappuccini enormi, senza zucchero, in tazze smisurate. Decaffeinati. Gabriele che col suo amico in motorino girava ogni stabilimento balneare, senza pagare. E la più grande, Maria Chiara che stava bene, lì.
E per questo la mia amica era felice.
Poi un sabato arriva a Livorno col treno delle 14,41, che giunge con dieci minuti di ritardo. Io sono lì ad aspettarla sul binario. Ci si abbraccia, forte. Il piccolino nel passeggino, trainato da Luca e Lorenzo che si litigano per spingere. Teresa, che ha dieci anni, peperina e bellissima. Anna che mi trotterella intorno e mi fa le danze. Le dico alla piccola che le voglio bene, e anche alla sua mamma che conosco da una vita. Lei mi sorride e mi dice: lo so, guarda che salti che faccio. Poi tutti sulla mia Multipla color oro a chiacchierare sul mare, un’oretta insieme, io con Pietro in braccio, che non mi ricordo più come si tengono i piccolini.
La mia amica che beve il suo mega-cappuccino, io un caffè. Stiamo lì, noi due, in mezzo a sguardi, limpidezza e comprensione. Poi deve andare a trovare la sua nonna, che non sta bene. Un ramo delle sue radici che sta per spezzarsi.
La sera la mia amica riparte per Civitavecchia. Qualche altro giorno di vacanza e prepare le valigie, per tornare in Sardegna. Mi manda la foto, quando da sola ha caricato la macchina. Non solo bagagli lì dentro, ma emozioni, stivate in uno spazio che non basta mai perché le emozioni sono grandi, e una macchina non può contenerle, divise in bagagli. Valigie colorate, caos di buste di acquisti fatti ai grandi negozi di Roma, il pacco dei pannolini per Pietro e la scatola delle Converse che non so di quale bimbo siano, una cassa d’acqua, la busta con la schiacciata e la pizza. Bianca. O forse è quella col prosciutto, che è ancora più buona. Non so. Tante tante emozioni ordinate e compresse, messe in valigia, portate in macchina in Sardegna, attraverso il mare. Una volta scaricate, però, riesplodono con tutta la loro forza e energia. Lasciando stanchezza. E tristezza. Emozioni e caos. Potrebbe essere il titolo della foto. È, il titolo della foto.

Tina, grazie per questa foto, che mi ha ispirato parole.
Sandra



2 commenti:

  1. Bello sapere che ci sono famiglie così variopinte e piene di vita.

    Grazie Sandra di farci partecipe.

    Un bacio, Arcangela

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  2. A VEDERE TUTTI QUEI BAGAGLI A ME VERREBBE IL PANICO A PENSARE DI SCARICARLI DISFARLI...E RIMETTERE TUTTO IN ORDINE NELL'ARMADIO ..NEI CASSETTI...INVECE DAL TUO BREVE RACCONATO SEMBRA TUTTO COSI' SEMPLICE...PERKE' IN OGNI VALIGIA IN OGNI BORSA ,,IN OGNI SCATOLA COMPRESSA IN QUELLA MACCHINA ....C'E' UN PIZZICO DI MISTERO...COLORE..PROFUMO...ESSENZA DI VIAGGIO! ALESSIA

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