martedì 13 aprile 2010

Da una foto di Daniela Fariello, è nato un piccolo racconto


Il comò dalla parte dove dormiva lei


Questo era il comò dalla parte dove dormiva lei.
E quando la figlia decise di disfarsi dei mobili vecchi della casa, alla sua morte, trovò una cosa insolita, all’interno: la vita.
La vita contenuta in un comò.
Luce e vita.
Il cassetto non si apriva bene, dette uno scossone più forte e cadde a terra: era pieno di fiori secchi, piccini e più grandi tuttora coi piccoli steli attaccati e ancora coi petali dalle sfumature acquarello ormai stinti.
Mucchietto di fiori rovesciati sui mattoni di cotto, forse era la prima volta che uscivano dal cassetto.
Con più facilità aprì l’anta credendo di trovare un pitale in porcellana, sbreccato, e puzzo di chiuso.
No.
Ancora fiori, mucchio di fiori che scivolavano lentamente in terra come una piccola valanga di neve che si muove dall’alto di un piccolo monticello colorato. E ancora piccolissimi fiori, secchi, spezzati, minuscole corolle indistinte, polvere di pistilli che da decenni vivevano al buio. Dentro un comò.
Perplessità, curiosità per questo cumulo di colori, di questa esplosione di pezzetti, ormai pezzetti, di fiori di campo.
La figlia scostò i fiori con la mano, come da un camino si toglie la cenere rimasta con la scopa di metallo: trovò due lampade a petrolio. E dentro a una lampada: un piccolo rotolo di carta ingiallita, legato con uno stelo di fiore.
Lo aprì, indiscreta, curiosa. Veloce, sudata, e maldestra. Una specie di titolo: Se un giorno vi chiederete perché. E poi:
Ogni fiore è un momento di amore con il mio grande amore. Dalla prima volta con lui, fino all’ultima volta, sempre con lui, sempre.
E da alcuni fiori sono nati i nostri figli.
Le lampade nei momenti di amore le volevo accese, una su questo comò, una sul suo. Lo volevo vedere l’amore col mio amore, volevo vedere le nostre ombre imprecise tagliate da quel crocifisso lì sopra che ogni tanto arrossiva, ma benediva.
Se vedevo le nostre ombre non pensavo di sognare perché la luce riflessa mi confermava che eravamo noi. Io e lui. Che siamo sempre stati noi.
Era così strano, così bello che non sembrava vero sennò!
Dopo che se n’è andato sette anni fa non ho più colto un fiore.
Bianca.
s.m.
Ringrazio di cuore Daniela Fariello, autrice della foto del post, che mi ha regalato emozioni, che dal cuore sono passate alle dita, e alla tastiera. E sono arrivate qui.
Sandra

10 commenti:

  1. Grazie a te per questo bellissimo racconto che richiama valori ormai troppo spesso lontani in questa nostra società.

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  2. Piccolo, nella bellezza delle cose piccole e preziose, che non disperdono mai la luce e il loro calore. Ma nel profondo e per tutto il resto...huge!
    Luigi

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  3. Sandra bellina speciale
    è struggente questo racconto, romantico e sensuale, dentro c'è un mondo bello e misterioso, colmo di tanti colori e profumi, è il tuo!
    Grazie cuoricino!
    "e te l'ho dato a caso il soprannome!"
    Complimenti a Daniela!
    Che ballata di poesia!

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  4. brava sandra, con fantasia e amore per l'amore hai confezionato una storia romantica...baci max.

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  5. Per Daniela: in effetti se penso a molte ragazze di oggi mi stona molto questo racconto...
    Quel comodino racconta un'altra epoca, forse quella della mia nonna, neanche della mia mamma. Però come vedi mi piace sognare e andare al di là delle notizie dei quotidiani dove si legge che ragazze di 15 anni fanno fughe d'amore per ragazzi conosciuti su Facebook!
    Grazie a tutti! Vi nomino miei lettori ufficiali del blog! E il blog della Mazzinghi non è mica uno scherzo...
    Bacio.

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  6. grazie mille arcangela, hai un nome stupendo...
    benvenuta!

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  7. Avrei tanto voluto essere io la proprietaria di quel comò.

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  8. Mi hanno sempre affascinato i vecchi comò, mi ricordano antiche cantilene come Tre civette sul comò ambarapacciccò ecc... ricordi lievi e colorati come il tuo racconto. Ciao Lucia

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  9. Lucia, ambarabaccicciccò era il conto che preferivo.
    AMBARABACCICCICCò TRE CIVETTE SUL COMO'
    CHE FACEVANO L'AMORE CON LA FIGLIA DEL DOTTORE
    IL DOTTORE SI AMMALò AMBARABACCICCICCOCCO'

    E mi piaceva tantissimo perchè non capivo assolutamente nulla di queste tre frasi, a parte le civette sul comò... è assurda e bellissima...
    ciao ciao. un bacio. sandra

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