venerdì 30 aprile 2010

Una foto della Pasqui, un racconto della Pasqui


Ieri con la mia grandissima amica Paola Pasqui (di lei ho scritto qui) sono andata al ristorante giapponese. A parte il fatto che ci siamo date appuntamento alla stessa ora in due posti diversi, ma questo è il minimo, si è riso tanto, come di solito si fa...
Vi allego una foto di Paola che è molto brava nell'intingolo del sushi con le bacchette... Io invece ho dato di forchetta...
In più, colgo l'occasione per farvi leggere un suo racconto...
Perché Paola Pasqui fa schiantare dalle risate col suo cabaret, ma è anche scrittrice sensibile, e un giorno ci faremo le editor a vicenda. Lo so...
Un bacio a Paola che ci ha regalato questa storia!
sm

giovedì 29 aprile 2010

martedì 27 aprile 2010

Eccomi a Roma, che leggo il mio racconto!


Lo so, strizzate bene gli occhi, sulla sinistra ci sono io. Sulla destra l'editore Giulio Perrone... Accanto a me, dall'altra parte c'è il mio angelo custode.
Questa è l'unica foto che ho di questo momento, me l'ha scattata il mio ometto con il cellulare...
L'antologia dove è stato pubblicato il mio racconto è: AA.VV. La seconda linea blu, Edizioni Perrone.
Grazie per il vostro affetto, per le vostre visite che sono sempre più numerose. E grazie a chi commenta sempre e a chi lascia solo una traccia di energia!
Ecco, potete leggere.
LUNA PAFFUTA

È ancora caldo in questi giorni ventosi d’ottobre, fra poco salirà la luna nello spazio di cielo che vedo dal balcone. E queste sere la luna è bella, rotonda, diciamo paffuta, un po’ come lei.
È un periodo in cui lei cammina con più fatica, non mi permetto neanche di farle i soliti scherzosi agguati. Ogni tanto, mi accarezza con una dolcezza diversa da prima e sembra che rifletta. E pensare che per me, così grossa, è ancora più bella: la sua pancia è cambiata, ma il suo volto è lo stesso di sempre, anzi, adesso risplende.
Il pomeriggio si riposa sul divano, piano piano mi avvicino, mi arrampico con cautela e cerco di andare sulla sua pancia, ma scivolo, non ci sto bene come un po’ di tempo fa, ha qualcosa d’ingombrante sotto i vestiti, cerco le sue carezze, ma lei mi sposta sulle sue gambe e da quaggiù non vedo i suoi occhi.
È successo un pomeriggio, al solito ero appiccicata a lei e si sonnecchiava insieme: quella pancia a forma di arcobaleno ha cominciato a muoversi ogni tanto, e poi sempre più spesso. Sembrava che mi accorgessi in anticipo dei movimenti e mi alzavo e puntavo le orecchie voltandomi verso di lei un attimo prima di vedere, sul suo viso contratto, delle smorfie di dolore. Di dolore e di stupore.
Dopo parecchie scosse lei si era alzata per ricomparire dopo qualche giorno con un vero terremoto: un gatto senza peli che dorme con me in una nuova culla che sono certa lei ha preparato per me, per farsi perdonare di questa sua assenza.
Io e lui dormiamo insieme e annuso, annuso avidamente come a volermi riempire di quel profumo di latte e talco che emana questo nuovo amico. E mi sento una gatta felice.

Sandra Mazzinghi

lunedì 26 aprile 2010

Via, verso Roma adesso...

Oggi riparto, vado a Roma, ancora con gli odori e la quiete della Pieve di Romena nel cuore.
Vado alla presentazione dell'Antologia sul tema della nascita dal titolo "La seconda riga blu", Edizioni Perrone, dove è stato inserito un mio racconto.
Quale? A breve ve lo farò leggere...
Un abbraccio fortissimo a tutti voi! E un grazie a Luigi Salerno che tempo fa mi aveva segnalato il concorso...
Sandra

giovedì 22 aprile 2010

Vado via...


Domani, e fino a domenica sera, io e la Pela saremo alla Pieve di Romena, nel Casentino, a un corso di corporeità: non chiedetemi cos'è, non lo so con precisione, vi racconterò al mio ritorno!

martedì 20 aprile 2010

Prego, salite sul tappeto volante...

Le sorprese mi fanno impazzire, adoro trovare cose all'improvviso lasciate per me da qualcuno, biglietti dei miei bimbi che mi dicono anche solo Mamma comprami il quaderno a quadretti, cd e libri che il mio veterinario preferito mi regala, mail improvvise che mi comunicano qualcosa, bigliettini al lavoro di colleghe che mi salutano perchè non mi hanno trovato nella stanza che ero a fare la pipì. E stasera ho trovato questo!
Ringrazio di cuore il mio amico Luigi Salerno che non so come ha scovato questo racconto, e lo ha pubblicato sul suo blog!

sabato 17 aprile 2010

Che bello essere un'Annina!

Stamani ho aperto la posta e ho trovato questo bellissimo pensiero. La mail è di Simonetta Filippi, cuore dell'Associazione Chiamiamola Annina.


GRAZIE per la fiducia che mi avete dato, per le vostre parole sincere e disinteressate, per le vostre risate contagiose e leggere, per la vostra amicizia, per la vostra pazienza, per i nostri incontri, i nostri sguardi complici, le nostre cene, GRAZIE per esservi imbarcate con me in questa avventura... sempre, prima di qualsiasi situazione in cui devo espormi, mi pento e mi dolgo e mi chiedo chi me lo ha fatto fare... anche stamani già sto male, ma so che stasera, mentre parlo, posso guardarvi e che siamo insieme, e se qualcosa non va ci facciamo una bella bevuta, una bella risata e lo affrontiamo insieme...
SIAMO FORTI, ANNINE, CI DIVERTIREMO,
PAROLA DI SIMO

Grazie a te per questa idea stupenda per Livorno, per un confronto, una condivisione tra donne sempre in movimento, fisico e di pensiero...
Ci vediamo oggi Simo, orgogliosa di essere un'Annina! Sandra

giovedì 15 aprile 2010

Una follia... Ho intervistato Annina, in ricordo della mamma del poeta Giorgio Caproni...


INTERVISTA AD ANNINA

Incontro Annina su un canale della Venezia, è bella, una bellezza verace, e una voce accattivante, che sfida quel vento che abita inflessibile a Livorno.

Annina, come mai ti hanno chiamato così?
Mi chiamo come la madre di Giorgio Caproni (qui), come lei vado a giro in bicicletta e scopro Livorno negli occhi e nei gesti delle donne di oggi, ma chiamo Annina una mia amica cinese che ha un nome impossibile, però "è giovane e fina..." come dice Simonetta Filippi, nella sua poesia “Cercando Annina”.
Qual è il tuo sogno, con le tue donne dell'Associazione?
Il nostro sogno è realizzare il nostro progetto SOLO per il gusto di FARE, DARE VOCE e veder partecipare un MARE di donne!
Il primo progetto è "Ma... DONNA, dell'essere e dell'apparire", in cosa consiste?
Il progetto nasce da una vignetta satirica di Massimo Bucchi che mostrava l' immagine di una Madonna che si chiede: Essere o apparire?Da questa ironia e consapevolezza nasce il nostro progetto, perché anche noi donne ci barcameniamo continuamente tra il voler essere e l' apparire... e allora, RUZZIAMO su questo... svisceriamo il dilemma e divertiamoci in quattro laboratori (ARTE, LETTERATURA, TEATRO e MUSICA) a raccontarci e reinventarci, ognuna a modo suo, ma lavorando insieme, una MA... DONNA molto concreta (oppure no...).
La performance finale?
Se ci concedono la chiesa sconsacrata di piazza del Logo Pio, la performance finale sarà un momento di festa e divertimento, dove ciascun laboratorio dimostrerà quello che ha prodotto, saranno coinvolte anche le visitatrici alla mostra, ma non voglio togliere niente alla sorpresa, e poi, è possibile che nei laboratori TUTTO venga cambiato.
Ma secondo te, tutte donne, andrete d'accordo?
Io mi auguro che non andremo d' accordo, anzi, ci accapiglieremo alla grande, è dal confronto libero che si costruisce qualcosa di vero.
Ringrazio Annina per essersi presentata a voi lettori, lei mi sorride, mi invita al progetto, e se ne va in bici, col vento di salmastro che appiccica i capelli.
Intervista rilasciata da Annina a Sandra Mazzinghi
E adesso vi spiego il perchè ho cercato Annina sui canali della Venezia...
A Livorno Simonetta Filippi, Samanta Mela e Monica Urbani, hanno partorito una nuova Associazione culturale femminile: “Chiamamola Annina” è il suo nome, nata con lo scopo di diffondere e sostenere la cultura femminile. A breve sta per partire il loro primo progetto: “MA… DONNA, dell’essere e dell’apparire”, con l’obiettivo di produrre dibattiti, scambi di vedute, stimolare interpretazioni diverse sull’argomento della donna, del suo essere e del suo apparire, attraverso momenti di elaborazione creativa, progetti artistiche e incontri collettivi.
PROGETTO "Ripensare" l' immagine della donna come altro e diverso da ciò che oggi sembra essere l'unico modello di appartenenza. Provocazione, ironia, cinismo e allegria, saranno gli strumenti utilizzati durante le varie fasi dell'iniziativa. Esasperare l' importanza che oggi è data all'immagine di sé, così tanto da farla diventare "sacra". La sacralità non è vista in senso negativo, né denigratorio, ma è solo uno stimolo per "giocare", ironizzare, prendere in giro sé stesse, o meglio la figura della donna moderna, come ce la presentano i mass media, oppure (perché no?) glorificare la capacità di apparire.
FASI DI ELABORAZIONE Creare 4 gruppi di lavoro: ARTE, LETTERATURA, TEATRO, MUSICA che svilupperanno il tema: "MA... DONNA (dell' essere e dell'apparire)
PRODOTTO FINALE Una mostra artistica che rappresenta il momento finale ai vari appuntamenti di elaborazione, da realizzare nella chiesa sconsacrata di Piazza del Logo Pio (LI) il giorno 8 Dicembre 2010.

Si inizia così: LABORATORIO di SCRITTURA al FEMMINILE
con PATRIZIA PASQUI
"6 incontri per scrivere della sacralità del quotidiano"
17 e 18 aprile 15 e 16 maggio 19 e 20 giugno
sabato 18-20 domenica 10-12
Il primo incontro a Livorno, al Centro Donna Largo Strozzi, 1
info:
Ah, io ci sarò, puntualissima sabato prossimo, al primo incontro! Sandra

martedì 13 aprile 2010

Da una foto di Daniela Fariello, è nato un piccolo racconto


Il comò dalla parte dove dormiva lei


Questo era il comò dalla parte dove dormiva lei.
E quando la figlia decise di disfarsi dei mobili vecchi della casa, alla sua morte, trovò una cosa insolita, all’interno: la vita.
La vita contenuta in un comò.
Luce e vita.
Il cassetto non si apriva bene, dette uno scossone più forte e cadde a terra: era pieno di fiori secchi, piccini e più grandi tuttora coi piccoli steli attaccati e ancora coi petali dalle sfumature acquarello ormai stinti.
Mucchietto di fiori rovesciati sui mattoni di cotto, forse era la prima volta che uscivano dal cassetto.
Con più facilità aprì l’anta credendo di trovare un pitale in porcellana, sbreccato, e puzzo di chiuso.
No.
Ancora fiori, mucchio di fiori che scivolavano lentamente in terra come una piccola valanga di neve che si muove dall’alto di un piccolo monticello colorato. E ancora piccolissimi fiori, secchi, spezzati, minuscole corolle indistinte, polvere di pistilli che da decenni vivevano al buio. Dentro un comò.
Perplessità, curiosità per questo cumulo di colori, di questa esplosione di pezzetti, ormai pezzetti, di fiori di campo.
La figlia scostò i fiori con la mano, come da un camino si toglie la cenere rimasta con la scopa di metallo: trovò due lampade a petrolio. E dentro a una lampada: un piccolo rotolo di carta ingiallita, legato con uno stelo di fiore.
Lo aprì, indiscreta, curiosa. Veloce, sudata, e maldestra. Una specie di titolo: Se un giorno vi chiederete perché. E poi:
Ogni fiore è un momento di amore con il mio grande amore. Dalla prima volta con lui, fino all’ultima volta, sempre con lui, sempre.
E da alcuni fiori sono nati i nostri figli.
Le lampade nei momenti di amore le volevo accese, una su questo comò, una sul suo. Lo volevo vedere l’amore col mio amore, volevo vedere le nostre ombre imprecise tagliate da quel crocifisso lì sopra che ogni tanto arrossiva, ma benediva.
Se vedevo le nostre ombre non pensavo di sognare perché la luce riflessa mi confermava che eravamo noi. Io e lui. Che siamo sempre stati noi.
Era così strano, così bello che non sembrava vero sennò!
Dopo che se n’è andato sette anni fa non ho più colto un fiore.
Bianca.
s.m.
Ringrazio di cuore Daniela Fariello, autrice della foto del post, che mi ha regalato emozioni, che dal cuore sono passate alle dita, e alla tastiera. E sono arrivate qui.
Sandra

sabato 10 aprile 2010

Un mio piccolo esperimento di righe


Sguardi tra passaggi di vita

Vide i suoi occhi.
E uno smarrimento la colse all’improvviso, una cosa allo stomaco, qualcosa che non sapeva cos’era.
Entrò nei suoi occhi e via in un tunnel, subito entrò in un’altra storia, in un altro tempo.
In un’altra vita.
Un vortice la portò via dal bar dove stava bevendo un caffè.
Lenzuola bianche ad asciugare che le davano schiaffi profumati sul viso. Tante stecche di teli bianchi, odore di marsiglia nell’aria e odore di stanchezza di lei, vestiti bagnati di sudore, appiccicati al suo corpo, troppi vestiti per quel caldo. Ma si usava così. Sarebbe stato bello avvolgere il corpo in un fresco lenzuolo, con un nodo dietro al collo, solo quello e niente sotto… Invece. Il corpetto. I mutandoni. Il sottogonna, l’abito. Quante stoffe inutili. Per sudare di più.
Tra le lenzuola che volavano ad un tratto i suoi occhi: penetranti, scuri, sguardo beffardo.
La fecero sussultare.
sm

mercoledì 7 aprile 2010

Riecco Margherita Dalle Vacche!

Ne avevo parlato qui, e poi qui.
E adesso potete leggere l'intervista che è uscita questo mese su Livornononstop!
Ciao Margherita, è stato un vero piacere conoscerti di più!
Sandra

lunedì 5 aprile 2010

La sorpresa di Pasquetta!

Qui, ho trovato una sorpresa, una sorpresa fantastica di quelle che stordiscono e fanno scivolare lacrime di emozione.
Qui ho trovato una musica meravigliosa e una voce che non conoscevo che legge un mio piccolo scritto che avevo lasciato su questo blog qualche tempo fa...
Grazie a Luigi Salerno, un artista che ho conosciuto grazie al blog.
Grazie per aver reso emozionante con la lettura e un sottofondo di note di mare queste righe.
Sandra

sabato 3 aprile 2010

La casa senza porte


C’è.
Lontano da lei.
Ma c’è.
Ed è vicino.
Vive in una grande stanza in una città di sole e di mare. Una stanza grande, senza porte, e con lunghe finestre. Finestre alte, senza persiane, per catturare luce: solo sole. Ad ogni finestra una specie di piccola inferriata: è un delizioso balconcino. Perché le finestre non sono finestre, ma porte. Sì, quelle finestre sono porte. Porte sullo spazio. Appena entri nella sua casa, che forse non è una casa, ma qualcosa comunque per viverci sì, ci sono quattro alte pareti pastellate: albicocca la zona giorno, glicine la zona notte, color verde la cucina. E giallo becco d’oca un angolo incantato: forse c’è una chitarra, o un violoncello, o un mandolino. C’è un’asta per gli spartiti. C’è musica. Forse crea musica, forse suona. Note dappertutto, note sfarinate che lei non sa leggere, che a lei ricordano tante formiche, che da piccola catturava in una scatola di formaggini e controllava quanto ci mettevano a morire senza mangiare. Poi aveva pietà e le liberava…
Lei non sa di lui.
Non sa che fa.
Ogni tanto si fa vivo con quei segni speciali che sa che possono colpirle il cuore, di musica o di parole.
Lei è sicura che è il suo angelo custode.
Lei ci crede agli angeli, forse crede solo agli angeli, non crede a quel dio che la Chiesa ha inventato per arricchirsi. Gli angeli ci sono, e hanno un volto evanescente, un volto che non si ricorda o si ricorderà.
Gli angeli esistono.
E non chiedono.
Ci sono e basta.
E il suo angelo c’è.
Vive lontano da lei.
Ma c’è.
Ed è vicino a lei.
Ah, il soffitto della grande casa senza porte è bianco.
s.m.

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