venerdì 26 febbraio 2010

Vi avevo promesso un'altra sua poesia. Simonetta Filippi, di nuovo.

Come facevo a non mantenere questa promessa?
Come potevo non darvi la possibilità di leggere questa stupenda poesia di Simonetta Filippi, ispirata ai versi, dedicati alla madre Anna, del grande, immenso Giorgio Caproni (ho scritto di lui qui). Simonetta ci regala questa poesia contenuta nella raccolta "Ingenuamente bibi", edizioni Dulcinea.
E io la ringrazio di cuore, anche a nome dei miei amici che passano a leggere il mio blog!
Grazie Simo!

CERCANDO ANNINA

Stanotte sul Voltone
la luna abbaglia e morde,
sotto questo lampione
intono le mie corde…
e mentre lenta gusto
un cono di gelato
mi tornano quei versi
di chi non è mai andato
(Anima mia leggera
va a Livorno, ti prego…)
a ricercar l’Annina,
più giovane e più fina.
E quasi la rivedo
che scende per le scale
e mentre passa avverto
un forte odor di mare…

Ma… difficile pensarla
quest’oggi, la sua Annina,
il tempo scorre e cambia,
più niente è come prima.
Però, forse ci provo…
mi guardo bene intorno
e,…magari la ritrovo
per strada, qui a Livorno.

Stamani l’aria è fresca,
pulita e spensierata,
ho aperto la finestra
aria di porto è entrata.
Inforco la mia bici
e vado, senza fretta…
per essere felici
basta una bicicletta.


…E arrivo, lentamente,
proprio vicino al mare,
…e avverto, dolcemente,
quel vento popolare,
finchè le vedo.

Le donne, a Livorno,
camminano svelte,
si fermano a un tratto,
le braccia conserte,
e scrutano il mare,
là in fondo, più azzurro…
(come anche l’Annina)
un sospiro, un sussurro…
si voltano in fretta
e ripartono ancora,
più stretta la mano,
al bimbo, che ignora…

Ma guarda chi arriva,
correndo, là in fondo…
Stefania e la Diva
…che sudano un mondo!
-O Diva, son morta!-
-Dai, forza, ci siamo!-
-S’arriva a quel barre?-
-Si, si, ci fermiamo._
Ridendo le guardo…
Che donne mia Annina!
-Teniamoci in forma-
mi dice la prima,
-Fa’ du’ cappuccini-
-Per me un maritozzo-
-Ma Simo…vergogna…-


-Se parli ti strozzo…-
arranca Stefania
con gli occhi di fori,
-Bisogna soffrire,
o saranno dolori!-
Poi scherza e si ride
guardando un ometto…
-Ma…mmmi fai un cappuccino…
e pure un cornetto!-

Si ride, noi “bimbe”
di età indefinita,
difficile, spesso,
affrontare la vita…
e ci si racconta
sedute in un bar…

Monica vola,
pancia feconda, occhi lontani che hanno visto Cuba…
Paola parla,
riempe di parole un uomo vuoto, assente e sposato…
Gabri chiede
facciate pulite, non sopporta i panni stesi al sole…
Giovanna ride,
protegge il suo scudo di pancia (dentro marito e figlia)…
e Simo ricerca
conferme, equilibrio e colori…

-Ma…zitte un po’ino…
oggi, un è Venerdì?-
-Si-
-Ma c’è il mercatino!-
e scappo di lì…

E’ qui che le trovo,
le donne a Livorno…
beate al mercato,
si scrutano intorno…
e cercano, cercano,
in mezzo a quei banchi…
-O bimba, mi guardi un po’ino…
ti sembra ‘he stia bene?-
-Ma lei è un figurino!-
-Si, ma costa una cifra,
così un mi ‘onviene.-

Le donne, a Livorno,
hanno occhi di porto,
barattano e vendono,
ma tagliano corto.

E tutto ad un tratto
mi vien nostalgia
e vedo mia nonna,
da sola, lassù,
che parla e risponde
alla voce in tivù.
-Nonna, affacciati, so’ io,
son venuta a trovarti,
a farti compagnia!-
-Ma proprio oggi
che me ne vado via?-
-O dove vai?-
-E vado con la Gina,
qui al barre vicino,
mi faccio un tre sette,
mi bevo un poncino.
D’altronde, bellina,
che son diventata?
Il tu’comodino?-

Le donne, a Livorno,
hanno voci potenti,
non lasciano mai
parole fra i denti.

E allora riprendo
a cercare l’Annina,
e vado nei posti
di lei, signorina…

Ma Corso Amedeo
è tutto un negozio,
nessuno, oramai,
sull’uscio, sta in ozio…
ed auto, auto,
fino al suo Sant’Andrea.
Mi fermo e lo guardo,
pungente è l’idea
di lei capinera
che ride e che spera…
E poi in via Palestro,
in mezzo ai motori,
e fuggo lontano da via Solferino,
di nuovo al Voltone
e poi sul Pontino.

Ma…
dei Macchiaioli è l’ora
e magica risplende
Livorno popolare,
mi prende un nodo in gola
mentre continuo a andare
nella vecchia Venezia,
e sento odor di mare…


e qui, sui Fossi, infine,
suonano le risate
di tre ragazze…

Alice, Sara e Nada
profumano la strada
-Ciao, mamma, cosa giri?-
-Faccio due passi…
e questa,
è la tua nuova amica?-
E’ una personcina schietta
e un poco fiera…
-Ma, dimmi,
da dove arriva?-
-Lei viene dalla Cina-
un poco magra, ma
dolce e viva…
-Però, ha un nome impossibile!-
è giovane e fina…
-Sai cosa? Ho trovato:
chiamiamola Annina.-

2 commenti:

  1. Ho letto questa poesia di getto, e ho avuto la sensazione che sia stata scritta nella stessa selvatica immediatezza ispirata che si può ottenere davanti a una finestra piena di luce, con le tende che ti toccano il polso e ti fanno scostare la mano. Molto aperta e ariosa, nutrita da una grande e raffinata inventiva, soluzioni cullanti dal confortevole settenario fino a trovate di controtempo a dir poco jazzistiche e sperimentali, piccole contrazioni e ancora distese di grande animo. Ne parlo nell'effetto della prima lettura, ancora con il suo vento sul viso, perché l'impatto con il pensiero poetico non va mai troppo sezionato, va fatto nel giusto e con il giusto cuore. Molta luce e molte trovate, bellissimo il finale e anche questo filo un po' struggente che attraversa come un ricamo tutta la struttura e questa Livorno, così rarefatta ma anche così fisica. E poi la generosità di Sandra, nel valorizzare la nobiltà e la perizia dell'amica e della poetessa -penso che Sandra non costringa niente nelle etichette e nei ruoli, per cui sono la stessa cosa.
    Questa sua generosità è quello che oggi manca ed è di per sé una forma superiore di arte. Penso che noi alla fine diventiamo soprattutto quello che diamo e poi Sandra scrive anche quando non scrive, qualsiasi cosa tocca è letteraria. Non so ancora come fa.
    Un abbraccio a tutti,
    Luigi

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  2. Sandra, e' sorprendente questa lettura...
    carica di mille sfumature e significati
    sono felice di averci messo a conoscenza di tanto bello
    sono contenta che questa donna abbia fermato sul foglio una Livorno che man mano che passa il tempo
    sta perdendo tanta di quest'identita'
    la tua generosita' ancora una volta premia il buongusto e la gioia della condivisione...
    che non tutti conoscono
    mi ha sorpreso Luigi...
    ieri sera ero ad un concerto jazz...
    mentre leggevo la poesia
    pensavo a quella musica
    ... "che meraviglia... sono le parole delle note di ieri sera"
    e pufh...
    lui l'ha scritto...
    credo che in fondo quello che ci accomuna e' il viaggio incessante delle sensazioni
    un dialogo muto ma che dentro di noi e' sempre alla ricerca incessante di emozioni...
    inun mondo dove purtroppo ogni giorno avvertiamo sempre piu' "piattume"...
    Grazie Sandra, sei unica nella tua unicita'
    sei grande, ma mica poco, tanto tanto!
    P.S.
    A questo punto che Simonetta si faccia viva...
    Un abbraccio mega

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