domenica 7 febbraio 2010

DANZA DELLA PIOGGIA

Numerose donne vicino a un totem. All’inizio camminano lente intorno, lanciano sguardi, ammiccano il cielo sereno e pieno di stelle, sbirciano sicure o timide il centro di quella balera. Lui è lì, le sente girare intorno. Il totem è al centro e coglie alla sua destra un emiciclo di capelli neri e lunghi e gonne spenerate. A sinistra medesime sensazioni, è accerchiato. I piedi scalzi delle donne formano delle piccole orme e bassi mucchietti di sabbia calda, come formicai. Quella ventina di piedi gentili si muovono un po’ più veloci. Lui sente vibrare intorno, ma è immobile, si sente prigioniero, oggetto sacro. Sì, si sente un po’ oggetto. Una cosa. Una cosa per quelle donne, che lo guardano mentre gli volteggiano intorno. Ora hanno cominciato anche a intonare un motivo. Un canto dapprima monotono. Poi alcune cominciano a dare ritmo al passo e alla voce. E guardano in su. Dieci volti che guardano il cielo e poi abbassano gli occhi. E fissano il totem. Poi guardano in su di nuovo e celebrano quella litania, quella nenia incomprensibile che fa vibrare il grande pezzo di legno color ocra con gli occhioni dipinti di arancione e nero con la bocca coperta di rosso, che sembra sorridere. Ma lui è serio. Sta solo aspettando che arrivi una nuvola e che spenga un pezzo di cielo stellato. Il totem percepisce gli sguardi di una donna che vibra di più, canta e muove la bocca in modo diverso, freme più delle altre. Il totem sente che la sua energia lo raggiunge, e le risponde, e le fa confluire tutta la propria forza. Arriva la nuvola, che come una spugna cancella un po’ d’inchiostro blu lassù nel cielo. Le altre, indifferenti al vigore inatteso, alla lama di luce tra il totem e una di loro, la prescelta, continuano incuranti il loro intrigo e il loro muoversi incessante, passionale. E giostrano, quando lente, quando veloci intorno a lui. Di tanto in tanto in quella sensuale coreografia si siedono, intorno a lui, e inviano al totem sguardi. Sguardi lunghi come nastri bianchi, diritti e fieri. Che poi tirano via e glieli strappano sguaiate mentre continuano a danzare e cantare. Ma il totem riconosce un nastro, che rimane fisso. È il suo sguardo con lei. Lo sguardo è rimasto fra loro, lei non danza più, gli si avvicina adagio, lo tocca lievemente con una mano, poi con l’altra. L’accarezza. Si struscia a lui, vuol fondere le loro energie. La pelle liscia della donna si sfrega lentamente contro il legno del totem ancora caldo di sole. Simbiosi di tepore, accordo infinito di rapimento. Le lunghe gambe della donna si annodano al legno caldo del totem che sembra pulsare. Non è più solo legno dipinto, è vita. All’improvviso tutto il cielo è grigio, la nenia delle donne non si sente più, il rumore di un tuono, poi un altro e una pioggia improvvisa arriva sul cerchio di sabbia. Uno scroscio caldo e assordante, che sorprende le altre donne che fuggono con risa e grida. Lontano. Solo lei si trattiene. La donna con la schiena appoggiata al totem e con gli occhi socchiusi si lascia scivolare lentamente a terra, sulla sabbia bagnata, con la bocca che trema e che non canta più. E la donna rimane inondata di pioggia, seduta fino al mattino con le braccia all’indietro allacciate al suo totem.
s.m.
già pubblicato su Historica - Il Foglio Letterario, lug/ago/set 2008

5 commenti:

  1. Sorprendente, eccitante, originale!
    L'amore non ha confini, mi viene da dire...
    La fusione tra queste due anime e' a dir poco magica...
    l'orgasmo finale racchiuso in un'onda di pioggia lascia serenita' e appagamento...
    Ma da dove ti vengono certe idee,
    oddio, non mi dovrei meravigliare tanto...
    io sono anni che parlo con "Canapone", da oggi staro' in campana...
    chissa' che mi mandi qualche messaggio pepato e non ci ho mai badato...
    *Canapone e' la statua che abita al centro della piazza xx Settembre di Livorno.
    *Canapone e' nome d'arte... in realta' e' Granduca Leopoldo II di Toscana.
    Ritornando al tuo racconto cara Sandra mi piace assai!
    Ciao ciao
    Stefania D.

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  2. Penso che questo di Sandra sia un olio su tela, violento e catartico, senza esclusione di colpi e di stoccate coraggiose di mistero. Acceca di moderno per quanto sia vivo. Sembra scritto in punta di spada!
    Sorpendente, davvero! Quando per esempio scrivi: "il rumore di un tuono, poi un altro e una pioggia improvvisa arriva sul cerchio di sabbia", riesci a trasmettere mirabilmente il contrasto della sferzata dell'acqua sull'asciutto e così avviene l'effetto del suono, perché ha origine da un gioco di contrasto che hai preparato con arte, da prima con il rombo precedente del tuono e poi con la descrizione successiva: ti ripeto è proprio come un quadro, si vede guardare: davvero bello! Io lo avverto molto sonoro, pur nella sua dimensione visiva; forse la mia potrebbe sembrare una contraddizione, ma è l'unica maniera per avvicinarmi alla sensazione che hai ottenuto con questo scroscio violento e dorato di vita.
    Luigi

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  3. Carissimi, mi avete lasciato senza fiato! Avete colto le sensazioni di eccitazione e di suono che volevo dare a questo racconto. E sorrido...
    Sorrido perchè due amici che lo avevano letto, mi dissero... "Poveraccia, chissà che freddo quella tutta la notte passata lì..."
    Ecco, la vostra percezione così intensa mi ha fatto ricordare quel commento a cui rimasi malissimo!
    Un bacio, buona serata! Sandra

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  4. Sandra, mi ero ripromessa di comprare Stilos, la rivista mensile che usciva in questi giorni... e' introvabile, ho fatto il giro di tutti gli edicolanti... mi sai dire qualcosa in proposito?

    Ritorno sul racconto, bellissima la recensione di Luigi, un bel dono, direi.
    A me il brivido nella danza della parola arriva da "nastro"... bella...
    Credo che i tuoi amici che lessero il racconto erano leggermente "distratti", ma leggermente... mica tanto...
    Buona serata
    Stefania D.

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  5. E IN QUEL "DERVISCIO"
    che tutti e tutto lasciava fuori fu magia con al centro "loro" fusi senza nessuna opposizione.
    Molto sottile.Complimenti.Bianca 2007

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